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EDUCARE OGGI: Dall'Antropologia di Kant all'Antropologia Esistenziale. Dalla didattica tradizionale alla centralità e libertà della Persona. Relazione di Marina Amendolito al 5° Congresso Internazionale di Ascoli Piceno Marzo 2011

Mi sono più volte interrogata nel corso della mia formazione come Antropologa Personalista Esistenziale all'IPAE di Cosenza, man mano che conoscevo ed approfondivo il pensiero di Antonio Mercurio, su quali fossero i riferimenti teorici a livello filosofico che hanno preceduto e preparato il suo pensiero, quali fossero i rapporti tra filosofia ed Antropologia Esistenziale e come naturalmente portare questo mio bagaglio formativo nella mia professione di docente di filosofia. Si tratta di un'impresa estremamente impegnativa per la complessità del pensiero del mio maestro e non volendo ridurre questa mia relazione ad una semplice enucleazione di riferimenti mi limiterò a toccare solo alcuni spunti di riflessione. Il mio riferimento a Kant come punto di partenza della mia relazione dipende da due ordini di motivi il primo deriva dal fatto che A. Mercurio nella sua riflessione lo cita espressamente come punto di partenza nella costruzione del suo concetto di Persona; il secondo invece rimanda al posto che la filosofia Kantiana come antropologia filosofica occupa nel quadro generale delle scienze. Kant con quella che lui stesso definì come "rivoluzione copernicana" mette definitivamente al centro dell'indagine filosofica l'uomo. Storicamente lo studio ragionato sull'uomo viene tradizionalmente collocato nel cosiddetto Umanesimo Classico dell'Atene del V secolo, quando l'oggetto dell' indagine filosofica si sposta dalla natura all'uomo e il motto delfico "conosci te stesso " tradizionalmente attribuito a Socrate, sembra racchiudere l'intero intento dell'antropologia filosofica: solo interrogando se stesso, l'uomo può trovare la sua casa, se stesso e interrogarsi su ciò che lo circonda. Uno studio sull'uomo si pone necessario per capire chi siamo, verso cosa siamo diretti e per conoscere le nostre potenzialità. Chi siamo? Dove andiamo? perché sono nato? Le domande sono quelle di ieri, di oggi e di domani ... diverse sono però le risposte. Nel quadro scientifico contemporaneo, all'Antropologia come scienza dell'essere umano fanno riferimento tre correnti di pensiero che rientrano nelle cosiddette discipline delle scienze naturali : un primo tipo di Antropologia, comparando la specie dell'HOMO Sapiens alle altre specie animali, si interroga su come si differenzia la specie umana,un secondo tipo di Antropologia ( etnografia) consiste nello studiare il comportamento dei differenti popoli e infine vi è l'Antropologia filosofica. Il panorama dell'Antropologia contemporanea presenta varie fratture e molteplici correnti a causa dell'oggettiva difficoltà che inerisce alla complessità della natura umana, ma l'aspetto più evidente è che l'antropologia contemporanea ha smesso di interrogarsi sull'uomo, ha smesso di porsi la domanda con cui è iniziata la ricerca sull'uomo, per ridursi ad una funzione meramente descrittiva dell'uomo e della società che lo accoglie o come nell'Antropologia di Darwin, si cerca di tracciarne le origini. Lo studio antropologico che invece invocano pensatori come Kant e Antonio Mercurio si pone prevalentemente come un'antropologia filosofica, cercando non di descrivere ma di capire l'uomo, esso vuol davvero cercare di dare realtà all'imperativo delfico, tentando di rispondere in modo completo sull'uomo. L'antropologia in questo caso si presenta come composta di elementi antropologici, giuridici, sociali, psicologici per la complessità del suo oggetto ma soprattutto indissociabili dall'etica e da un riferimento di valori. L'Antropologia fisica non riesce ad enucleare la natura dell'uomo e chiarirci che cos'è l'uomo non riesce a spingerci verso quella conoscenza di noi stessi tanto auspicata mentre l'Antropologia filosofica ponendosi su un altro piano, non esclude l'analisi fisica ma la include e la supera. L'Antropologia quindi va considerata in senso cosmologico. L'uomo e il cosmo devono essere considerati non per quello che hanno di particolare,ma nel loro intrinseco rapporto con la totalità in cui l'essere umano e la natura si sviluppano ed in cui ciascuno trova il suo posto. Un'attenta riflessione antropologica deve necessariamente centrare la sua attenzione, non tanto su cosa è l'uomo, ma su ciò che rende l'uomo tale. Questa è la domanda vera alla quale l'Antropologia filosofica deve rispondere! Cosa ci rende uomini? La filosofia Kantiana ha il merito di aver operato una rivoluzione in senso antropologico: la metafisica divenuta filosofia trascendentale trova la sua ragione d'essere nell' indagine sull'uomo, sul suo rapporto con il mondo e soprattutto nel suo agire etico. L' ultima opera " l'Antropologia pragmatica" va vista come il tentativo più compiuto di consegnarci un'antropologia filosofica. "Il fatto che l'uomo possa rappresentarsi il proprio Io, lo eleva infinitamente al di sopra di tutti gli altri esseri viventi sulla terra. Per questo egli è persona..." (1798) L'uomo di Kant attraverso l'indagine del processo conoscitivo, scopre le leggi universali della mente che sovrintendono all'organizzazione conoscitiva e scientifica dei dati della realtà, scoprendo se stesso come autocoscienza. Le forme mentali universali, risiedono quindi nell'uomo universalmente inteso come essere in grado di conoscere e di fare scienza, decretandone la legittimità ad operare entro i limiti tracciati dai confini dell'esperienza. Kant a partire dall'Io teoretico, che per la sua natura colloca l'uomo tra le altre specie come la sola in grado di operare un processo di conoscenza esterna dell'oggetto e contemporaneamente a partire da quel processo di autodeterminazione come coscienza interna di sé, autocoscienza, giunge nell'Io etico a fondare la propria azione nell' autodeterminazione e nella libertà dell'uomo. E' l'uomo che a partire da se stesso riconoscendosi come portatore di un'istanza di ragionevolezza è in grado nel proprio agire etico di esprimere libertà e intelligenza,superando i propri impulsi e la propria animalità. Sinteticamente il suo pensiero è racchiuso nelle uniche indicazioni di tipo normativo che ci fornisce nella "Critica della Ragione Pratica": considera l'uomo come fine e mai come mezzo e fa in modo che la tua norma sia la norma di una legislazione universale. In ambito pratico Kant fonda l'agire etico dell'uomo sulla libertà ed autonomia della persona umana. Libertà ed autonomia sono facoltà che l'essere umano ha di darsi delle regole valoriali e normative, fondate sull'universale riconoscimento dell'uomo come valore fine a se stesso. L' uomo Kantiano inteso come ragione che ha dentro di sé iscritte nella propria anima quelle forme pure che lo pongono come termine di congiunzione tra mondo e Dio, opera nel proprio agire etico come un modello puro della volontà che non deve tenere conto dell'esperienza. E' l'uomo inteso come tensione verso la propria perfettibilità che pone il regno dei cieli,in una prospettiva di miglioramento e superamento dei propri limiti. La filosofia trascendentale fonda la metafisica. L'uomo Kantiano rimane però racchiuso in una visuale lineare, formale e in un astratto dover essere. Kant portando a compimento l'idea dell'umanesimo moderno dell' " uomo artefice del proprio destino" risponde alla domanda iniziale che l'essere umano è libero e responsabile della propria umanità. Rimane nascosto il modo e la direzione in cui questa disposizione umana possa e debba esplicarsi. L'antropologia personalista esistenziale di Antonio Mercurio si inserisce in quel filone delle scienze umane del <900 che cogliendo la natura emotiva, sociale, politica e storica dell'uomo, nonché del suo mondo di bisogni, di angosce, di disperazioni, si inscrive nella filosofia fenomenologica di Husserl e nella filosofia di Heidegger, matrici comuni ai diversi esistenzialismi. L'esistenzialismo copre così tutta una serie di momenti del sapere che vanno dalla psicologia, alla connessa sociologia, alla letteratura e, in senso largo, all'antropologia. La domanda diventa : che cos'è l'esistenza? la risposta è che l'esistenza precede l'essenza e l'uomo è gettato nel mondo; ma nel tentativo di cercare delle risposte a quella che è stata definita la filosofia della crisi, l'uomo è orientato a trovare nella sua vita un significato ed a realizzarlo. Rimane tuttavia eluso il senso generale dell'esistenza, della morte, del dolore,della perdita, della colpa e degli altri problemi esistenziali fondamentali che lo assillano. L'Antropologia Personalista Esistenziale di Antonio Mercurio pur inserendosi in questa cornice non si allontana dal senso profondo dell'insegnamento dell'Antropologia filosofica di Kant, il tema di fondo è quello del problema dell'uomo e del suo posto nel mondo e il ritorno alla soggettività trascendentale di Kant, gli consente di dare un senso e un fine alle nostre esistenze individuali. La sua Antropologia "cogliendo l'uomo nella sua complessità e in una visione globale e cosmologica si configura come una disciplina filosofica e insieme scientifica. Come scienza indaga la struttura dell'essere umano in quanto persona e le leggi della vita che regolano il divenire evolutivo di questa particolare struttura". L'essere umano in quanto persona è capace di trasformarsi e di rispondere alle esigenze di cambiamento che la vita e l'universo ai quali apparteniamo ci chiedono di ottemperare. Come filosofia si interroga sul perché dell'essere umano, sulla sua progettualità individuale e sulla progettualità cosmica. L'oggetto specifico della sua ricerca esistenziale è l'uomo colto nel suo progetto storico di trasformazione da semplice individuo —animale culturale a individuo che si realizza come Persona cioè come soggetto di libertà e creatività e capace di inserirsi in una progettualità cosmica che procede per salti evolutivi nell'arco di millenni o di milioni di anni. L'accento è posto sul passaggio evolutivo dell'uomo da animale culturale /razionale a Persona . " Punto di partenza di tutta la nostra esperienza è stato il concetto di uomo come persona" così inizia la " Lettera agli uomini " di Antonio Mercurio.(1979) Ma che cosa significa Persona? contrariamente al significato etimologico della parola persona, che in origine indicava la maschera che gli attori nel teatro tragico classico usavano per recitare, finendo per indicarne i moli e i personaggi, persona ha, man mano, acquisito il significato di identità che si connota per i caratteri valoriali di unità, unicità, verità, dignità, libertà. Nella storia dell'umanità è presente un'evoluzione genetica, un'evoluzione biologica ed un'evoluzione psichica esiste anche una evoluzione, culturale e sociale frutto delle capacità razionale dell'uomo ma ciò non è ancora sufficiente alla realizzazione dell' uomo come Persona. Non è automatico che un essere umano una volta nato e sviluppato anche culturalmente e socialmente diventi Persona, perché questo avvenga è necessaria una decisione tesa alla realizzazione di un progetto fondato sulla libertà di vivere e di re 1a l'uomo può lasciarsi vivere e non realizzarsi. Nel testo "Teoria della Persona" Antonio Mercurio si addentra nella descrizione della struttura dell'essere umano. L'uomo è costituito da varie componenti, quella corporea e psichica, quella spirituale o trascendentale che egli chiama Sé Personale e quella decisionale no Persona. Mentre no corporeo e psichico sono componenti umane che si strutturano secondo le leggi deterministiche del mondo della natura e costituiscono la struttura psico-affettiva e il centro delle percezioni che vengono dal mondo interno e dal mondo esterno e nello stesso tempo sono il centro delle reazioni alle percezioni, "Persona è un principio spirituale unificatore, dotato di capacità di libertà, di identità propria che è fine a se stesso e a nessun altro e i cui elementi costitutivi sono la capacità di amare se stesso e la capacità di amare gli altri". (Teoria della Persona A. Mercurio 1992) All'Io Persona spetta la decisionalità di rispondere alla istanze di progettualità contenute in un'altra componente essenziale dell'uomo il Sé personale o Io trascendentale, centro propulsore della persona, la modalità originaria che agisce anche a livello più profondo ed inconscio. Nel Sé è inscritto il progetto personale, unico ed irripetibile ed anche la modalità di realizzarlo essendo fonte inesauribile di energia positiva. Con il Sé personale Antonio Mercurio vuole indicare una realtà trascendentale indispensabile per l'evoluzione dell'aspetto fenomenico dell'uomo, il cuore dell'essere umano, quello che in linguaggio filosofico è stato chiamato da Socrate il daimon, da Platone demiurgo, nel linguaggio religioso: il deus absconditus, la divinità interiore, "Abba" il Padre cristiano e che nella chiave di lettura dell'Odissea e del Mito di Ulisse e Penelope che egli propone, assegna ad Atena, la dea della saggezza con cui Ulisse è in continuo dialogo.(Metapsicologia personalistica e sophianalisi B.Bonvecchi e O.Ciapini 2006) Antonio Mercurio pone l'accento sull' intelligenza, sulla creatività, sulla libertà di amare o di odiare dell'uomo . Il concetto di Persona apre ad una serie infinita di considerazioni,prima fra tutte la responsabilità che spetta all'uomo di decidere della propria esistenza e del proprio progetto di vita fin dal momento del concepimento. L'uomo che sceglie di realizzarsi come persona compie attraverso un processo dialettico di sintesi degli opposti il suo percorso esistenziale per gradi e livelli di libertà sempre maggiori esprimendo la propria capacità di autocrearsi e di amarsi. L'Io Persona emerge ma mano che l'uomo decide di uscire dalle proiezioni interiori del mondo materno conoscendo e cambiando i meccanismi e le decisioni che lo dominano e che puntualmente proietta fantasmaticamente nella realtà esterna, nei rapporti di coppia, familiari e sociali. Nel tracciare il percorso esistenziale individuale dell'uomo Antonio Mercurio risale all' analisi della vita prenatale è li che si incomincia a strutturare rio ed è li sin dal momento del concepimento che si delinea il progetto esistenziale di un individuo ed è a partire dal momento del concepimento che l'Antropologia di Antonio Mercurio si interroga su come la progettualità esistenziale individuale è a sua volta collegata con la progettualità cosmica di questo universo. A partire dalla vita intrauterina sono imprigionate ed incapsulate tutte le parti dell'io fetale, frantumate dalla paura e dall'odio rimosso ma è li che si nasconde il diamante grezzo che a partire da quelle ferite vuole emergere e risplendere E' li che sono iscritte tutte le decisioni di odio e di amore. L'uomo ha il potere di trascendersi cioè di trasformarsi, ma per poterlo fare deve ritornare come Ulisse a navigare nel proprio utero materno e nel proprio inconscio esistenziale (inconscio fattuale ed inconscio decisionale) Spetta quindi all'Io persona la decisione di auto-crearsi realizzando la legge dell'impossibile e superando il conflitto tra il determinismo dell'Io psichico e fetale strutturato ed arroccato in meccanismi reattivi e difensivi che diventano le prigioni in cui l'uomo spesso rinchiude la propria vita impedendone lo sviluppo e la realizzazione,e la libertà, cioè la scelta, dell'Io Persona di entrare nel dolore della ferita che come una fornace crea dalla materia informe e reattiva del nostro io fetale ed infantile le condizioni di una nuova forma di vita di una nuova libertà e di una nuova luce. " Se c'è la ferita, l'uomo è costretto a uscire dalla immobilità della sua pigrizia. E' costretto a cercare, a interrogarsi, a impegnarsi è costretto a inventare nuove strade per curare il suo male e mentre lo cura a trasformare il suo modo di essere, quell'essere che non vuole divenire e non vuole trasformarsi" Ogni trasformazione ci chiede di entrare nel dolore della morte e nella perdita solo perdendo quelle parti che come gabbie ci imprigionano noi possiamo acquisire modi nuovi di essere più veri e autentici , accrescere il nostro essere e la nostra capacità di amare. Il dolore è inquadrato in una cornice completamente nuova è una forza cosmica capace di trasformarci : l'uomo non è nato per soffrire, né tantomeno per espiare ma per creare una nuova vita e una nuova bellezza. Anche la morte acquista un significato nuovo come passaggio da uno stato dell'essere ad un nuovo stato dell'essere. La trasformazione personale richiede uno stile di comportamento includente gli altri un tu ed un noi non più come propri bisogni proiettivi, potenzia il pensiero, rende positivo il sentire dando voce alle proprie emozioni e rende costruttivo il proprio agire. In particolare si prende cura dell'emozionalità sapendo che le manifestazioni emozionali negative generano nel loro apice le varie forme di nevrosi, di psicosi e di violenza. Pertanto mentre l'uomo si trasforma, trasforma simultaneamente il sociale. Ma perché questo avvenga è necessario partire da una idea dell'uomo che non esclude il male ma che parte dalla conoscenza di quello'odio rimosso che una morale tradizionale cerca di eliminare o di ridurre a naturalità. Il processo di trasformazione è sempre dialettico ed avviene attraverso la conoscenza e l'attraversamento dell'amore e dell'odio. Nell'uomo tutte le decisioni sono decisioni di amore o di odio ma la trasformazione non avviene con l'eliminazione dell'uno o dell'altro ma con la sintesi dell'uno e dell'altro. L'etica di A. Mercurio non è lineare come quella Kantiana ma si muove in un processo dialettico. La libertà dell'uomo include nella visione di A. Mercurio la colpa e la responsabilità. C'è in questo senso la possibilità di vedersi nella propria verità che spesso si oppone all'ideale che abbiamo di noi stessi, ma una volta accettata la nostra verità è possibile riparare la propria colpa, cambiare le nostre decisioni e metterle al servizio di un progetto nuovo. Si affaccia sempre di più l'idea a partire dal concetto di Persona dell'uomo come progettualità esistenziale trasformativa proiettata in avanti intesa nel senso dello sviluppo delle capacità espansive e al servizio della vita. Usando un linguaggio filosofico Il nostro essere uomini precede la nostra esistenza nel senso che la nostra soggettività trascendentale contiene tutti i mali esistenziali dell'uomo, la sete di onnipotenza e la nostra impotenza ma contiene anche il potere di guarire e di amore, l'uomo ha il potere di fondere l'essenza con l'esistenza e posto di fronte alle trame della propria esistenza può fare della propria vita un'opera d'arte. L'antropologia Personalista esistenziale si evolve in Sophia-art includente la progettualità individuale senza la quale la progettualità contenuta nella vita e nell'universo, Cosmo-art, non può realizzarsi. L'Antropologia nell'ottica di A.Mercurio è un' Arte esistenziale. "D'altra parte solo un uomo che è saggio sceglierà di fare l'artista e di non fare la vittima posto di fronte al dolore e di fronte alla morte".(Teoremi e Assiomi della Cosmo —Art A . Mercurio 2004) Ulisse rappresentando il paradigma dell'infanzia dell'umanità è colui che nella sua odissea si è trasformato ed ha appreso dopo mille patimenti a saper passare dal furto e dalla pretesa, al dono. L'ascolto del Sé è un aspetto fondamentale nel pensiero di Antonio Mercurio. L'Io Persona in dialogo col proprio Sé Personale che è una scintilla del Sé Cosmico si trasforma e si evolve nell' uomo Artista, al servizio del progetto della propria vita, intesa come dono e come opera d'arte e della Vita dell'Universo. Il Sé ci parla da dentro e da fuori, affinché possiamo creare dalla materia informe della nostra vita un'opera d'arte che nasce da una sintesi di opposti e che solo all'uomo artista è dato creare come proprietà emergente della Vita dell'universo e che Antonio Mercurio chiama Bellezza Seconda. A partire dall"Antropologia personalista il pensiero di Antonio Mercurio dischiude ad una nuova visione cosmologica come cornice nella quale inserire l'esistenza umana e la vita dell'universo. Dalla razionalità all'umanità Vorrei dirvi ora brevemente come l'antropologia di Kant si lega con l'Antropologia Personalista Esistenziale di Antonio Mercurio nella mia vita e nella mia professione e come ho appreso lentamente l'arte di forgiare la mia vita. Si tratta di passare da un piano ideale e teorico a quello esperienziale ed esistenziale, il salto è talmente profondo che lo definirei un salto mortale . Si tratta di passare attraverso una morte, quella della mente e della razionalità, per fare emergere il cuore e guardare la vita con gli occhi dell'artista interiore... Ho imparato per formazione culturale e familiare a razionalizzare i traumi della mia vita, le mie esperienze, quelle belle come quelle cattive. Sono grata alla mia mente perché per molto tempo questo meccanismo difensivo mi ha protetta e difesa dal dolore. Molto spesso il dolore è entrato violentemente nella mia vita, molte volte ha bussato alla mia porta, ma io non ho ascoltato, mi sono sempre difesa, avendone paura e non amando gli imprevisti. La mente pretende sempre di esercitare un dominio sulla vita e più siamo colti e intelligenti più riesce a controllare e ingabbiare ogni cosa, anche i sentimenti e le emozioni più profonde, per cui la sensazione che spesso affiora è quella di guardare la vita affacciati alla finestra. "Dare un senso alla vita può condurre a follia ma una vita senza senso è l'inquietudine dell'animo e del vano desiderio è una barca che anela al mare eppure lo teme" recita una poesia che amo molto. L'attraversamento della morte comporta sempre un dolore enorme, ma solo così possono emergere quelle proprietà nascoste che la vita contiene. Una delle leggi della vita che ho imparato ad apprendere dal pensiero del mio maestro è che se inserito in una causalità circolare e in un sistema di concause il meno contiene il più. La vita cioè , contiene sempre nuove forme di vita che aspettano di emergere, attraverso l'opera dell'artista esistenziale, dalla cornice entro la quale decidiamo di collocare la nostra vita. Grazie alla saggezza profonda del mio maestro la cornice nella quale ho scelto di collocare la mia vita è quella della Bellezza II, che nasce dal desiderio di immortalità della vita e dalla capacità artistica dell'uomo. A cosa serve il dolore ? a cosa serve la morte ? La domanda ogni volta che la vita mi ha messo di fronte a queste situazioni è stata la stessa, ma la risposta nel corso degli anni, è cambiata. Oggi, con sempre maggiore consapevolezza, posso affermare : la morte e il dolore servono per creare una bellezza che prima non esisteva. Più e più volte, la vita mi ha messo di fronte a situazioni luttuose e al dolore per la perdita di persone a me care, ad un certo punto ho pensato addirittura di portare "sfiga" che dove c'ero io, capitava sempre un evento tragico, ho anche pensato che gli altri pensassero questo di me. Poi piano, piano, ho incominciato ad ascoltare. Oggi so che la vita e il mio Sé, mi mettevano alla prova e mi davano l'occasione per sciogliere 1' antico dolore che congelava il mio cuore, così, come Penelope nell'Odissea, può decidere di sciogliere il suo cuore di pietra, solo dopo aver percorso una lungo viaggio interiore, entro il quale sciogliere e disfare gli antichi nodi e le vecchie trame della propria esistenza per tesserne di nuove. Nel 2005 insegnavo in un liceo della mia città, a giugno di quell'anno una mia alunna Filomena, andando a scuola un sabato mattina, cadeva dal motorino e veniva investita da un autobus. Io insieme al gruppo di antropologia personalista esistenziale dell'IPAE di Cosenza e ai direttori del nostro istituto, stavamo lavorando al secondo teorema e sul secondo assioma di cosmo art, in preparazione del laboratorio da presentare agli altri istituti della S.U.R. sul quale Antonio Mercurio ci aveva chiesto di lavorare: " L'Universo nel quale viviamo è intelligente,libero e creativo pur con i limiti che gli appartengono ed ha uno speciale progetto da realizzare che gli è stato affidato dalla vita: il progetto della Bellezza Seconda." Da cui deriva il secondo assioma :" L'arte è progresso continuo ed illimitato" Non sapevo ancora che da quel dolore sarebbe partorita una nuova capacità di dialogare con la morte e non ero consapevole che l'esempio del mio maestro e il dolore della direttrice dell'associazione Microcosmo di Prato Anna Agresti, per la perdita della figlia Sandra, la morte di Sandra e la morte di Filomena potessero dialogare insieme, per comporre inaspettati accordi con i quali la vita, avrebbe suonato le melodie per cullare e lenire quell'immenso dolore. Oggi mentre penso ai miei studenti sono consapevole di quanto strada è stata fatta. Il dolore che ha partorito il premio Cinema e Narrativa da Prato, si è dispiegato attraverso gli altri istituti della S. U. R. (Sophia University of Rome) per generare un'energia ed una Bellezza immortale. Da quel dolore ho trovato la forza per immaginare un nuovo progetto sulla legalità, nel quale inserire il Premio Cinema e Narrativa. In quell'occasione ho messo in pratica la metodologia sophi-artistica e attraverso la visione dei film proposti dal Premio Cinema e Narrativa, i ragazzi si sono coinvolti a tal punto che Stefania ha trovato il coraggio di condividere e denunciare pubblicamente, un episodio di estorsione subito ai danni del padre. Il film che più degli altri hanno preferito e sul quale ognuno ha elaborato una chiave di lettura è stato "Into the wild" di Sean Penn. In particolare ciò che li aveva colpiti maggiormente era una frase, che il protagonista Christopher, scrive ai suoi genitori prima di morire:" la felicità non è reale se non è condivisa ". Quella frase per noi era diventata già una esperienza vivente. Lo scritto finale elaborato coralmente dai ragazzi sull'esperienza condivisa durante il progetto, ha conseguito il secondo premio al Concorso "La legalità nel quotidiano". L'anno dopo, superata l'iniziale diffidenza, i ragazzi che hanno aderito al progetto erano più numerosi e motivati, sei di loro hanno scritto e partecipato con lavori individuali al Premio Cinema e Narrativa. Penso a M******** che dopo cinque anni di pesante silenzio è riuscita a scrivere e a condividere con i suoi compagni il peso e la colpa della propria madre malata di depressione, conseguendo il primo premio di quel progetto che partiva proprio da Prato. Penso a Carmine che l'anno prima, esprimendo il sogno di diventare regista e scrittore della propria terra, oggi studente universitario calabrese a Firenze, si è iscritto ad un corso di scrittura proprio in quello stesso istituto da cui il progetto al quale aveva partecipato era partito e che solo qualche giorno fa mi diceva telefonicamente:" professoressa se non avessi deciso di entrare a far parte dell'Ass. Microcosmo non sarei riuscito a rimanere a Firenze all'università". Penso a M*********, oggi al primo anno di psicologia a Roma, che è riuscita a dichiarare tutto il suo odio nei confronti del padre perché aveva una relazione con un'altra donna all'insaputa della madre e che nonostante tutto quell'odio che lei rivolgeva contro se stessa, riusciva a confessare ai suoi compagni e a se stessa, il desiderio di incontrarlo suo padre e di conosce rlo ad un nuovo livello, ad ammettere di essere innamorata del padre. Lei che pochi giorni fa, mi ha scritto un messaggio: " Salve mia cara prof. Come sta ? Io bene, sto guardando "Into the Wild" e sto pensando a lei, mi mancate tanto. Voglio raccontarle una cosa ho incontrato una persona molto speciale, forse sto iniziando a cercare un po' di felicità ... un bacio." Penso a C.m.**, l'intellettuale del gruppo, che non riusciva a parlare delle proprie emozioni, ma che poi mi ha aperto il suo cuore e mi ha scritto del suo dolore per la morte della nonna, della quale si era trovata lei, sola ed impreparata testimone, ad accompagnarne gli ultimi momenti di vita. Lei che ha trovato la maniera di donare ad Angelo suo compagno di progetto, una lettera scritta in occasione della morte di Fabrizio, 1' amico di Angelo morto, improvvisamente, durante un campo scout, il primo anno di liceo. E penso ad Angelo, il più irrequieto e ribelle tra i miei studenti che dopo quattro anni, ha trovato la forza ed il coraggio di piangere insieme ai suoi compagni il suo amico Fabrizio; di incontrare il fratello gemello di Fabrizio e di dirgli che si sentiva in colpa, che ci ha parlato di Fabrizio, della loro comune passione per la musica Rock perché suonavano nello stesso gruppo e di quella canzone dei Led Zeppelin che suonavano sempre insieme ( e penso che anch'io alla loro età ascoltavo i Led Zeppelin) E penso a Sergio, così riservato, che mi ha scritto sul quaderno che gli avevo consegnato, la sua odissea alle scuole medie, perseguitato e schernito da un suo compagno che poi si era ritrovato in classe al liceo. Il compagno in questione era Angelo. Penso a lui che proprio quella mattina, casualmente, secondo delle coincidenze che come dice Jung non sono mai casuali, aveva registrato sul suo i-phone la canzone dei Led Zeppelin, quella che suonavano Angelo e Fabrizio, così che, abbiamo potuto ascoltarla in religioso silenzio e a tutti è sembrato che Fabrizio fosse li con noi. Penso a tutti gli studenti del progetto anche a quelli più silenziosi a quelli che non ho menzionato, tutti hanno espresso una luce speciale. A quelli che verranno e che aspettano soltanto qualcuno che li ascolti e che li veda al di là della cattedra ... A tutti loro voglio esprimere il mio amore e la mia gratitudine e la profonda emozione di sentirmi fortunata e amata dalla vita. Noi siamo i cocreatori di questa vita! A mio padre Franco e a mia Madre Isa, che mi hanno dato la vita e mi hanno trasmesso l'amore per la cultura; All' IPAE che mi ha partorita Persona; Al maestro A. Mercurio che mi ha indicato la rotta per condurre la mia barca ovunque spingano i venti del destino.
Marina Amendolito, Marzo 2011, Ascoli Piceno Nota. Un ringraziamento di cuore e un augurio particolare va al dr. Antonio L tirocinante per la docenza di storia e filosofia nell' istituto "F.Balsano" dove insegno, che ha contribuito con i suoi suggerimenti alla stesura della mia relazione sull'Antropologia Kantiana. La sua presenza ha offerto un costante aiuto durante questo anno scolastico, arricchendo con interventi appropriati e interessanti spunti di riflessione le mie lezioni. Bibliografia utilizzata Scritti di I. Kant Grundlegung zur Metaphysik der Sitten 1785, trad. it. Fondazione della metafisica dei costumi a cura di V. Mathieu Bompiani Milano 2003. Kritik der praktischen Vernunft 1788, trad. it. Critica della ragion pratica a cura di V. Mathieu Bompiani Milano 2000. Kritik der reinen Vernuft 1781, trad. it. Critica della ragion pura a cura di C. Esposito, Bompiani Milano 2007. Logik 1800, trad. it. Logica a cura di L Amoroso Laterza Bari- Roma 2004. Metaphysik der Sitten 1797, trad. it. La metafisica dei costumi a cura di G. Vìdari Laterza Bari- Roma 2006. Pragmatische Anthropologie 1798 trad. it. Antropologia pragmatica a cura di. G. Vidari Laterza Bari — Roma 2001. Scritti su Kant Cohen H. Kants Theorie der Erfahrung 1871, trad. it. la teoria kantiana dell'esperienza a cura di Luisa Bertolini FrancoAngeli Editore Milano 1990. Cohen H., Ethik des reinen willens 1904, tad. it. Etica della volontà pura a cura di G. Gigliotti, Edizioni Scientifiche italiane Napoli 1994. Cohen H., Kants Begrundunmg der Ethik 1877 trad. it. Fondazione dell'etica kantiana a cura di G. Gigliotti MilellaEditori Lecce 1983. Crispini I. Legge e apparenza morale. La ricerca etica kantiana Aracne Roma 2008. Crispini I. Tra corpo e anima. Riflessioni sulla natura umana da Kant a Plessner Marsilio Editori Venezia 2004. Failla M. (a cura di) Verità e Saggezza in Kant. Un contributo all'analisi della logica e dell'antropologia FrancoAngeliFditore 2000. Falcioni D. Natura e libertà in Kant, un'interpretazione del progetto Per la pace perpetua, G. Giappichelli Editore Torino 2000. Garulli E. Esperienza e metafisica nella filosofia moderna La nuova Italia Scientifica Firenze
Scritti di Antonio Mercurio Lettera agli uomini di Antonio Mercurio 1979 AMORE, LIBERTà E COLPA. Roma : S.U.R, 1999 (Seconda Ed.) AMORE E PERSONA, Roma : Costellazione d'Arianna, 1993 (Terza Ed.) TEORIA DELLA PERSONA. Roma : Costellazione d'Arianna, 1992 (Seconda Ed.) LA VIE COMME OEUVRE D'ART. Roma : S.U.R, 1988 ANTROPOLOGIA ESISTENZIALE E METAPSICOLOGIA PERSONALISTICA. Chieti : S.U.R, 1991 TEORIA DELL'INCONSCIO ESISTENZIALE. Roma : S.U.R, 1995 LE LEGGI DELLA VITA. Roma : S.U.R, 1995 LA VITA COME DONO E LA VITA COME OPERA D'ARTE SPIEGATA IN 41 FILM. Roma : S.U.R, 1995 GLI ULISSIDI. Roma : S.U.R, 1997 LA SOPHIA-ANALISI E L'EDIPO. Roma : S.U.R, 2000 LA NASCITA DELLA COSMO-ART. Roma : TEOREMI E ASSIOM I DELLA COSMO-ART. Roma : S.U.R, 2004
IPOTESI SU ULISSE. Una nuova chiave di lettura dell'Odissea: Roma S.U.R, 2007
Scritti su Antonio Mercurio B. Bonvecchi — O. Ciapini Metapsicologia Personalistica e Sophianalisi , Cosenza I.P.A.E. 2006 B. Bonvecchi — O. Ciapini Dalla Violenza della psiche alla libertà della Persona,Cosenza I.P.A.E. 2008

 
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